L’onda che il surf scarta
Togli le pinne a una tavola da surf e avvita al loro posto un hydrofoil: un’ala che lavora sotto la superficie e solleva tutto quello che le sta sopra, tavola e rider compresi. Ne esce il surf foil, fatto per le onde che il surf scarta. Un’onda al ginocchio, molle, che si riforma sul banco di sabbia e non sta in piedi: un surfista la guarda dalla spiaggia e resta lì. Con il foil quella stessa onda la prendi, e quando finisce, se sai pompare, continui a volare. Con soltanto il foil ancora in acqua l’attrito crolla, la velocità sale e una virata costa molto meno fatica che su una tavola corta.
La schiuma di un’onda già chiusa, la riforma dentro la baia, una linea che rotola senza mai alzarsi: per chi surfa sono onde che non esistono, e il foil ci vola lo stesso. L’ala lavora in fondo all’albero, ben sotto la superficie, dove passa la spinta che l’onda porta dentro l’acqua. La parete ripida serve al surfista, all’ala basta quella spinta.
E l’onda minima, quanto deve essere alta? Al ginocchio basta, ed è una soglia che circola fra chi pratica: nessun costruttore e nessuna federazione la pubblica. Sabfoil, che i kit da surf li vende completi, sulle schede indica la velocità di decollo in nodi e non dice nulla dell’altezza d’onda.
A onda finita un surfista rema indietro. Chi sul foil ha imparato a pompare no: resta in volo sull’ala e va a prendere la linea dopo. Da quel momento il tempo che passi in piedi non dipende più da quante onde buone rompono in un’ora, e un’uscita intera diventa un’altra cosa. È il guadagno che pesa di più. Lo spazio è il prezzo. L’ala vuole metri liberi intorno, e nel picco affollato non si impara: la tavola con il foil vive nel tratto vuoto di fianco, sul banco esterno che nessuno guarda, nei giorni di onda piccola in cui in acqua restano in pochi.
Il surf foil non l’abbiamo provato in acqua. I numeri di questa pagina arrivano dal listino e dalle schede di un solo costruttore (Sabfoil) e dal regolamento di un solo ufficio marittimo; di ognuno diamo il giorno in cui l’abbiamo letto.
Dati chiave
- Decollo dichiarato, kit Sabfoil Razor 737
- da 13 a 15 nodi
- Decollo dichiarato, kit Sabfoil Razor 977
- da 10 a 12 nodi
- Velocità massima dichiarata, rider da 80 kg
- da 25 a 27 nodi (Razor 737), da 22 a 24 nodi (Razor 977)
- Albero dei kit Blackbird da surf
- 75 o 85 cm
- Kit Razor 737 e 977 senza tavola
- 1.869 € e 1.899 €
Prone foil o downwind foil
Prone vuol dire a pancia in giù. Nel prone foil remi sdraiato su una tavola corta e con pochi litri, prendi l’onda, ti alzi e lasci che l’ala faccia il resto. La partenza è quella del surf, con meno volume sotto e un foil che nei primi metri chiede piedi fermi. Parte da un’onda che frange e non ha bisogno di vento: per questo è la forma di surf foil da cui in genere si comincia.
Nel downwind foil l’onda non frange mai. Si parte con il vento alle spalle e si va da un punto a un altro sulle onde di vento, lo swell corto che il vento alza in mare aperto. Qui sei in piedi fin dall’inizio. La prima spinta te la dà una pagaia su una tavola lunga e stretta, oppure un motore di foil assist che ti porta in volo e poi si spegne. C’è anche il dock start, cioè il salto sulla tavola da un pontile con l’ala che pompa da subito.
Sabfoil li tratta come due discipline anche nei kit. Sulle schede rilette il 13 settembre 2026 scrive sotto il kit Razor 737-325-75 le parole surf, wave e “Prone Surf”; sotto il Razor 977-375-75 scrive downwind, dock start, SUP e pumping. Stessa famiglia di ali, misura diversa, con l’ala più grande sullo swell che non frange. La differenza sta nella velocità a cui l’ala si stacca: per il Razor 977 Sabfoil dichiara un decollo da 10 nodi (18,5 km/h), per il Razor 737 da 13. Chi parte con il downwind vola con meno spinta e ha più tempo per sistemare i piedi; chi parte con il prone ha l’onda che fa da motore e un’ala che gira più stretta.
Cosa monta un kit Sabfoil da surf
Sotto la tavola ci sono quattro pezzi: l’albero, la fusoliera, l’ala anteriore e l’ala posteriore, che i cataloghi chiamano stabilizzatore. L’albero collega la tavola al resto e fissa quanto in alto puoi volare; la fusoliera tiene le due ali in linea; l’ala davanti fa quasi tutta la portanza e quella dietro tiene il volo stabile e prevedibile.
La conferma sta nella distinta di un kit. Il Razor 737-325-75 Blackbird di Sabfoil elenca quattro righe: l’ala Razor 737, lo stabilizzatore Flat 325, la fusoliera Full Carbon Blackbird in misura M e l’albero da 75 cm, che nella distinta Sabfoil chiama “piantone”. La tavola si compra a parte.
Nel listino dei kit letto il 12 settembre 2026 i set Blackbird che Sabfoil destina al surf montano un albero da 75 cm o da 85 cm. Il 75 sta sotto i Razor, l’85 sotto il Balz Pro 905-385-85 e il Sea Devil 780-FCM-370-85. Un albero da 110 cm a catalogo c’è, sul kit Blade 700-377-110, ma la sua scheda lo manda in freeride, freerace, race e slalom, cioè lontano dall’onda.
Scorri la tabella per vedere le altre colonne
| Voce | Razor 737-325-75 | Razor 977-375-75 |
|---|---|---|
| Ala anteriore | Razor 737 | Razor 977 |
| Stabilizzatore | Flat 325 | Downwind 375 |
| Albero | 75 cm | 75 cm |
| Discipline indicate da Sabfoil | surf, wave, fast downwind, freestyle, freerace, prone surf | freeride, dock start, downwind, SUP, pumping |
| Velocità di decollo dichiarata | da 13 a 15 nodi | da 10 a 12 nodi |
| Velocità massima dichiarata, rider da 80 kg | da 25 a 27 nodi | da 22 a 24 nodi |
| Prezzo (indicativo) | 1.869 € | 1.899 € |
Letti sul sito di Sabfoil il 13 settembre 2026, i prezzi dei due kit senza tavola sono 1.869 € e 1.899 €. La pagina del kit non dice se l’IVA è dentro: lo segnaliamo perché su un acquisto di questa misura la differenza si vede in fattura.
Cosa cambia con i centimetri. Sull’ala anteriore conta la superficie. Con un’ala grande il decollo arriva presto e il volo resta lento; una piccola chiede più velocità per staccarsi e in cambio gira più stretta. Il profilo allungato, high aspect nei cataloghi, scorre di più e tocca velocità massime più alte, ma è meno pronto nella risposta. L’albero, invece, chi comincia lo vuole corto: si vola basso e, quando l’ala buca la superficie, c’è il tempo di rimediare. Quello lungo serve con il mare mosso, perché tiene l’ala sotto le onde corte e lascia coricare la tavola in virata senza toccare. I litri della tavola seguono il livello: tanti finché impari a remare dentro l’onda, meno quando il tempismo migliora.
Dal decollo al pumping
Nessuna regolazione fissa l’altezza di volo: la tengono i piedi, con correzioni piccole e continue, come fa uno snowboarder con la lamina in una curva lunga. Il comando è il peso. Portato indietro, fa aumentare l’angolo di attacco dell’ala anteriore e la tavola sale; portato avanti, la riappoggia sull’acqua.
Nel prone il momento delicato è alzarsi. La tavola da prone è corta e non perdona, e finché non sei in piedi l’ala non deve ancora portare; qui l’acceleratore è l’onda e il freno è il peso sul piede davanti. Gli errori delle prime uscite sono due, e li fai tutti e due. Se il peso va troppo indietro l’ala buca la superficie, perde presa e la tavola ti sparisce da sotto; se va troppo avanti la prua tocca e la tavola si ferma mentre tu vai avanti. Sono cadute normali, e passano quando i piedi trovano la misura. Su un’onda piccola fanno anche poco male, ed è una delle ragioni per cui si comincia lì e non su un’onda potente.
Con il pumping un giro corto non finisce dove finisce l’onda. Tieni la velocità che ti resta, attraversi il tratto piatto e arrivi sulla linea successiva prima che si alzi. Il movimento è un carico e scarico dell’ala fatto a tempo con le gambe: così il foil resta in volo anche senza onda sotto. Si prova quando il decollo non è più un terno al lotto, e chiede più ore di qualsiasi altra cosa nel surf foil: da riva si capisce subito chi le ha fatte.
Cosa ci guadagni e cosa paghi
I vantaggi delle prime quattro voci valgono solo se sai già surfare e hai acqua libera intorno; le altre quattro dicono cosa paghi in cambio.
Voli sopra l’acqua
La tavola smette di sbattere e il rumore sparisce
Onde che il surf scarta
Piccole e molli, oppure troppo grandi per una tavola corta
Giri più lunghi
Pompando passi da un’onda alla successiva
Più velocità
Con l’ala sotto resta pochissimo attrito a frenarti
Serve saper surfare
Devi già saper prendere l’onda remando e alzarti in piedi
Ali sottili e taglienti
Una caduta storta lascia il segno
Distanza dagli altri
Mai vicino a bagnanti e surfisti, il foil sotto non si vede
Si impara piano
Equilibrio, gambe e molte uscite senza risultato
Il casco e la distanza dai bagnanti
Quello che taglia sta sotto la tavola e da fuori non si vede: due ali sottili con i bordi vivi. In una caduta brutta il primo a farsi male sei tu, il secondo è chi ti sta vicino. Una tavola persa scarroccia da sola, con le ali ancora nascoste sotto la superficie. La distanza da surfisti e bagnanti viene prima di qualsiasi ordinanza, e va imparata subito.
Un ufficio marittimo l’ha già messa per iscritto. L’Ufficio circondariale marittimo di Terracina ha un regolamento dei natanti da diporto approvato con l’ordinanza 34/2024, che dedica al surf l’articolo 21. Il capoverso finale, nel testo letto il 12 settembre 2026, dice: «In caso di appendice foil sotto la tavola (surf-foil) è obbligatorio l’uso di un caschetto per sport acquatici e l’attività è consentita con una distanza di sicurezza di almeno 20 metri da bagnanti».
Vale per quel circondario e per nessun altro, casco e metri compresi. Sul mare a decidere è l’ufficio marittimo del tratto dove entri in acqua: Terracina nel suo, un altro ufficio con un altro testo poche baie più in là. Gli atti che abbiamo letto per l’efoil, ognuno con il suo articolo e il giorno della lettura, li raccoglie la pagina sulla normativa italiana per l’efoil. Prima di caricare la tavola in macchina conviene aprire l’atto del tuo tratto.
Anche cadere si impara. Ti butti piatto, lontano dalla tavola; risali con le braccia sopra la testa e, prima di riemergere, sai già dov’è finito il foil. La dotazione fa il resto: casco, leash, calzari e giubbotto antiurto o dispositivo di aiuto al galleggiamento, da mettere ogni volta che entri in acqua. Con quella addosso ti ferisci meno e dopo una caduta torni sulla tavola prima.
Anche dove tutto è ammesso, calare un foil in un picco pieno è il modo più rapido per far sparire il surf foil da quella spiaggia. Il banco vuoto più in là costa una remata in più e restituisce l’acqua libera che l’ala chiede.
Gli altri foil e il foil assist
Sotto la tavola di un surf foil c’è la stessa ala che porta tutti gli altri foil. A cambiare è la spinta. Nell’efoil è un motore elettrico, nel kitefoil un kite, nel wing foil un wing gonfiabile tenuto in mano, nel SUP foil una pagaia, nel windfoil una vela da windsurf. Si guidano in modi diversi, ma l’ala fa un lavoro solo: genera portanza e tira la tavola fuori dall’acqua.
Quando impari, quello che manca di più è il tempo in volo. Il wing foil te lo dà anche senza onda, e sul SUP foil lo stesso lavoro lo fa il traino dietro una barca: passare da un foil all’altro aiuta. Il foil assist fa un lavoro simile dentro il surf foil stesso. Nei giorni in cui remare non porta da nessuna parte alcuni surf foiler si staccano con quel motore, passano da un’onda all’altra e, appena sono in volo, tolgono gas e lasciano fare alle gambe.
Chi non ha mai sentito un’ala sotto la tavola può cominciare da un’ora di efoil con un istruttore: le scuole compaiono nella pagina del noleggio efoil. Il motore fa il lavoro dell’onda e ti lascia la parte che nel surf foil conta di più, tenere l’altezza con i piedi.
Domande frequenti
Che onda serve per il surf foil?
Poca. Al ginocchio e molle basta: all’ala serve la spinta sotto la superficie, non una parete che frange.
Che differenza c’è tra prone foil e downwind foil?
La partenza. Nel prone remi a pancia in giù su una tavola piccola, prendi un’onda che frange e ti alzi come nel surf. Nel downwind vai con il vento alle spalle sopra onde che non frangono mai, in piedi fin dall’inizio, con una pagaia, con un motore di foil assist o saltando da un pontile già in pumping. Cambia anche l’ala sotto: quella da downwind è più grande e si stacca a una velocità più bassa, ed è la differenza fra il Razor 977 e il 737 nelle schede Sabfoil.
Serve saper surfare prima di provare il surf foil?
Sì. Remare dentro un’onda e alzarti devi già saperlo fare: il foil aggiunge equilibrio e pazienza sopra il surf, non lo sostituisce. Chi arriva dal wing foil o dal SUP foil parte con un vantaggio, perché sa già come reagisce un’ala quando la tavola si solleva.
Quale albero e quale ala per iniziare con il surf foil?
Un albero corto e un’ala anteriore grande. Nei kit che Sabfoil destina al surf l’albero è da 75 o da 85 cm. L’ala grande decolla a velocità più bassa e perdona di più; la piccola gira più stretta ma vuole una spinta che nei primi mesi non hai.
Che dotazione serve per il surf foil?
Casco, leash, calzari e un giubbotto antiurto o di aiuto al galleggiamento: le ali tagliano e la tavola scappa.
Dove si può fare surf foil in Italia?
In mare, lontano da chi fa il bagno e dove arriva un’onda che spinge, anche piccola. Per un primo contatto con il foil, con un motore sotto e un istruttore accanto, ci sono le scuole di efoil dell’elenco del noleggio.
