Tavola da surf foil con il foil montato sotto la coda

Surf foil, prone e downwind su un hydrofoil

Prone e downwind con un hydrofoil sotto la tavola: cosa cambia rispetto al surf e quale albero per iniziare

L’onda che il surf scarta

Un’onda al ginocchio, molle, che si riforma sul banco di sabbia e non sta in piedi: un surfista la guarda dalla spiaggia e resta lì. Con un foil sotto la tavola quella stessa onda la prendi, e quando finisce continui a volare. Il surf foil è una tavola da surf con un hydrofoil al posto delle pinne: un’ala che lavora sotto la superficie e solleva tutto quello che le sta sopra, tavola e rider compresi. Con quasi niente della tavola ancora in acqua l’attrito crolla, la velocità sale e una virata costa molto meno fatica che su una tavola corta.

Tutto dipende da dove lavora l’ala: in fondo all’albero, ben sotto la superficie, dove passa la spinta che l’onda porta dentro l’acqua. Al surfista serve una parete ripida, al foil no. Bastano onde che per una tavola corta non esistono, come la linea che rotola senza alzarsi, la riforma dentro la baia o la schiuma di un’onda già chiusa. Su ognuna l’ala continua a portare.

E l’onda minima, quanto deve essere alta? Al ginocchio basta, ed è una soglia che circola fra chi pratica: nessun costruttore e nessuna federazione la pubblica. Sabfoil, che i kit da surf li vende completi, scrive sulle schede una velocità di decollo in nodi e nessuna altezza d’onda.

A onda finita un surfista rema indietro. Con il foil no: resti in volo sull’ala e vai a prendere la linea dopo. Da quel momento il tempo che passi in piedi non dipende più da quante onde buone rompono in un’ora, e un’uscita intera cambia forma per quel dettaglio. È il guadagno che pesa di più. Lo spazio è il prezzo. L’ala vuole metri liberi intorno, e nel picco affollato non si impara: la tavola con il foil vive nel tratto vuoto di fianco, sul banco esterno che nessuno guarda, nella giornata piccola che svuota l’acqua.

Il surf foil non l’abbiamo provato in acqua. I numeri di questa pagina arrivano dal listino e dalle schede di un solo costruttore, Sabfoil, più il regolamento di un solo ufficio marittimo, tutti con il giorno in cui li abbiamo aperti.

Prone foil o downwind foil

Prone vuol dire a pancia in giù. Nel prone foil remi sdraiato su una tavola corta e con pochi litri, prendi l’onda, ti alzi e lasci che l’ala faccia il resto. La partenza è quella del surf, con meno volume sotto e un foil che nei primi metri chiede piedi fermi. Parte da un’onda che frange e non ha bisogno di vento: per questo è la forma di surf foil da cui in genere si comincia.

Nel downwind foil l’onda non frange mai. Si parte con il vento alle spalle e si va da un punto a un altro sulle onde di vento, lo swell corto che il vento alza in mare aperto. La partenza è in piedi fin dall’inizio. La spinta iniziale te la dà una pagaia su una tavola lunga e stretta, oppure un motore di foil assist che ti porta in volo e poi si spegne. C’è anche il dock start, cioè il salto sulla tavola da un pontile con l’ala che pompa da subito.

Sabfoil li tratta come due discipline anche nei kit. Sulle schede rilette il 13 settembre 2026 scrive sotto il kit Razor 737-325-75 le parole surf, wave e “Prone Surf”; sotto il Razor 977-375-75 scrive downwind, dock start, SUP e pumping. Stessa famiglia di ali, misura diversa, con l’ala più grande sullo swell che non frange. La differenza sta nella velocità a cui l’ala si stacca: per il Razor 977 Sabfoil dichiara un decollo da 10 nodi (18,5 km/h), per il Razor 737 da 13. Chi parte con il downwind vola con meno spinta e ha più tempo per sistemare i piedi; chi parte con il prone ha l’onda che fa da motore e un’ala che gira più stretta.

Cosa monta un kit Sabfoil da surf

Sotto la tavola ci sono quattro pezzi: l’albero, la fusoliera, l’ala anteriore e l’ala posteriore, che i cataloghi chiamano stabilizzatore. L’albero collega la tavola al resto e fissa quanto in alto puoi volare; la fusoliera tiene le due ali in linea; l’ala davanti fa quasi tutta la portanza e quella dietro tiene il volo tranquillo e leggibile.

La conferma sta nella distinta di un kit. Il Razor 737-325-75 Blackbird di Sabfoil elenca quattro righe: l’ala Razor 737, lo stabilizzatore Flat 325, la fusoliera Full Carbon Blackbird in misura M e l’albero da 75 cm, che nella distinta Sabfoil chiama “piantone”. La tavola si compra a parte.

Nel listino dei kit letto il 12 settembre 2026 i set Blackbird che Sabfoil destina al surf montano un albero da 75 cm o da 85 cm. Il 75 sta sotto i Razor, l’85 sotto il Balz Pro 905-385-85 e il Sea Devil 780-FCM-370-85. Un albero da 110 cm a catalogo c’è, sul kit Blade 700-377-110, ma la sua scheda lo manda in freeride, freerace, race e slalom, cioè lontano dall’onda.

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Due kit Sabfoil Blackbird a confronto
VoceRazor 737-325-75Razor 977-375-75
Ala anterioreRazor 737Razor 977
StabilizzatoreFlat 325Downwind 375
Albero75 cm75 cm
Discipline indicate da Sabfoilsurf, wave, fast downwind, freestyle, freerace, prone surffreeride, dock start, downwind, SUP, pumping
Velocità di decollo dichiaratada 13 a 15 nodida 10 a 12 nodi
Velocità massima dichiarata, rider da 80 kgda 25 a 27 nodida 22 a 24 nodi
Prezzo (indicativo)1.869 €1.899 €
Schede dei due kit lette sul sito Sabfoil il 13 settembre 2026; il Razor 737 è la versione Modular Backtail, il 977 quella Integrated Backtail. Le discipline sono le parole del produttore; prezzo di listino del produttore, prezzi indicativi, salvo errori.

I due kit in tabella, senza tavola, costano 1.869 e 1.899 € sul negozio online del produttore, con il giorno di lettura nella nota della tabella. La pagina del kit non dice se l’IVA è dentro: lo segnaliamo perché su un acquisto di questa misura la differenza si vede in fattura.

Cosa cambia con i centimetri. L’albero corto è quello di chi comincia: stai basso sull’acqua e, se l’ala buca la superficie, hai il tempo di rimediare. L’albero lungo serve quando il mare è mosso, perché tiene l’ala sotto le onde corte e ti lascia coricare la tavola in virata senza toccare. Sull’ala anteriore il criterio è la superficie: grande vuol dire decollo a bassa velocità e volo lento, piccola vuol dire più velocità per staccarsi e curve più strette. Il profilo allungato, high aspect nei cataloghi, scorre di più e va più forte in punta, ma risponde meno di scatto. La tavola segue l’esperienza: per imparare a remare dentro l’onda serve volume, e i litri si tolgono quando il tempismo migliora.

Dal decollo al pumping

Il foil si pilota con il peso. Indietro per decollare: l’ala anteriore aumenta l’angolo di attacco e la tavola sale. Avanti per riappoggiare, finché la tavola torna a toccare. L’altezza di volo non è una regolazione che fai una volta e dimentichi: i piedi la correggono di continuo, con spostamenti piccoli, come uno snowboarder che tiene la lamina in una curva lunga.

Nel prone il momento delicato è alzarsi. La tavola remata sdraiati è corta e non perdona, e finché non sei in piedi l’ala non deve ancora portare; qui l’acceleratore è l’onda e il freno è il peso sul piede davanti. Gli errori delle prime uscite sono due, e li fai tutti e due. Se il peso va troppo indietro l’ala buca la superficie, perde presa e la tavola ti sparisce da sotto; se va troppo avanti la prua tocca e la tavola si ferma mentre tu vai avanti. Cadute normali, che finiscono quando i piedi imparano la corsa. Su un’onda piccola fanno anche poco male, ed è una delle ragioni per cui si comincia lì e non con un motore dietro.

Quando il volo tiene arriva il pumping. Le gambe caricano e scaricano l’ala a ritmo e il foil resta in volo anche senza onda sotto. È così che un giro corto diventa lungo: la velocità che ti resta alla fine di un’onda la porti attraverso l’acqua morta fino alla linea dopo, prima che si alzi. Fra le capacità del surf foil è la più lenta da costruire, e chi ce l’ha se l’è guadagnata con molte ore in acqua: si vede subito.

Cosa ci guadagni e cosa paghi

Ogni vantaggio della prima griglia dà per scontato che tu sappia surfare e che intorno ci sia acqua libera; la seconda griglia dice cosa paghi per averlo.

Voli sopra l’acqua

La tavola smette di sbattere e il rumore sparisce

Onde che il surf scarta

Piccole e molli, oppure troppo grandi per una tavola corta

Giri più lunghi

Finita l’onda continui in volo invece di remare indietro

Più velocità

Con l’ala sotto resta pochissimo attrito a frenarti

Serve saper surfare

Remare dentro un’onda e alzarsi lo devi già fare bene

Ali sottili e taglienti

Una caduta storta lascia il segno

Distanza dagli altri

Mai vicino a bagnanti e surfisti, il foil sotto non si vede

Si impara piano

Equilibrio, gambe e molte uscite senza risultato

Il casco e la distanza dai bagnanti

Quello che taglia sta sotto la tavola e da fuori non si vede: due ali sottili con i bordi vivi. In una caduta brutta il primo a farsi male sei tu, il secondo è chi ti sta vicino. Una tavola persa scarroccia da sola, con le ali ancora nascoste sotto la superficie. La distanza da surfisti e bagnanti viene prima di qualsiasi ordinanza, ed è la prima cosa da imparare.

Un ufficio marittimo l’ha già messa per iscritto. L’Ufficio circondariale marittimo di Terracina ha un regolamento dei natanti da diporto approvato con l’ordinanza 34/2024, con dentro un articolo 21 dedicato al surf. Il capoverso finale, nel testo letto il 12 settembre 2026, dice: «In caso di appendice foil sotto la tavola (surf-foil) è obbligatorio l’uso di un caschetto per sport acquatici e l’attività è consentita con una distanza di sicurezza di almeno 20 metri da bagnanti».

Vale per quel circondario e per nessun altro, casco e metri compresi. Sul mare a decidere è l’ufficio marittimo del tratto dove entri in acqua: Terracina nel suo, un altro ufficio con un altro testo poche baie più in là. Gli atti letti per l’efoil, ognuno con il suo articolo e il giorno della lettura, stanno nella normativa italiana per l’efoil. Prima di caricare la tavola in macchina conviene aprire l’atto del tuo tratto.

Casco, giubbotto antiurto o dispositivo di aiuto al galleggiamento, calzari e leash, ogni volta. Con quella dotazione ti ferisci meno e risali sulla tavola più in fretta dopo una caduta. Anche il modo di cadere si allena, e chi è caduto molte volte lo sa: piatto e lontano dalla tavola, braccia sopra la testa mentre risali e, prima di riemergere, un’idea di dov’è finito il foil.

Anche dove tutto è ammesso, calare un foil in un picco pieno è il modo più rapido per far sparire il surf foil da quella spiaggia. Il banco vuoto più in là costa una remata in più e restituisce l’acqua libera che l’ala chiede.

Gli altri foil e il foil assist

Sotto la tavola di un surf foil c’è la stessa ala che porta tutti gli altri foil. A cambiare è la spinta. Nell’efoil è un motore elettrico, nel kitefoil un kite, nel wing foil un wing gonfiabile tenuto in mano, nel SUP foil una pagaia, nel windfoil una vela da windsurf. Si guidano in modi diversi, ma l’ala fa un lavoro solo: genera portanza e tira la tavola fuori dall’acqua.

Quando impari, quello che manca di più è il tempo in volo. Wing foil e SUP foil te lo danno anche senza onda: passare da un foil all’altro aiuta. Il foil assist fa un lavoro simile dentro il surf foil stesso. Nei giorni in cui remare non porta da nessuna parte alcuni surf foiler si staccano con quel motore, collegano gli swell e, appena sono in volo, tolgono gas e lasciano fare alle gambe.

Chi non ha mai sentito un’ala sotto la tavola può cominciare da un’ora di efoil con un istruttore: le scuole compaiono nella pagina del noleggio efoil. Il motore fa il lavoro dell’onda e ti lascia la parte che nel surf foil conta di più, tenere l’altezza con i piedi.

Domande frequenti

Che onda serve per il surf foil?

Poca. Al ginocchio e molle basta: all’ala serve la spinta sotto la superficie, non una parete che frange.

Che differenza c’è tra prone foil e downwind foil?

La partenza. Nel prone remi a pancia in giù su una tavola piccola, prendi un’onda che frange e ti alzi come nel surf. Nel downwind vai con il vento alle spalle sopra onde che non frangono mai, in piedi fin dall’inizio, con una pagaia, con un motore di foil assist o saltando da un pontile già in pumping. Cambia anche l’ala sotto: quella da downwind è più grande e si stacca a una velocità più bassa, ed è la differenza fra il Razor 977 e il 737 nelle schede Sabfoil.

Serve saper surfare prima di provare il surf foil?

Sì. Remare dentro un’onda e alzarti devi già saperlo fare: il foil aggiunge equilibrio e pazienza sopra il surf, non lo sostituisce. Chi arriva dal wing foil o dal SUP foil parte con un vantaggio, perché sa già come reagisce un’ala quando la tavola si solleva.

Quale albero e quale ala per iniziare con il surf foil?

Un albero corto e un’ala anteriore grande. Nei kit che Sabfoil destina al surf l’albero è da 75 o da 85 cm. L’ala grande decolla a velocità più bassa e perdona di più; la piccola gira più stretta ma vuole una spinta che nei primi mesi non hai.

Che dotazione serve per il surf foil?

Casco, leash, calzari e un giubbotto antiurto o di aiuto al galleggiamento: le ali tagliano e la tavola scappa.

Dove si può fare surf foil in Italia?

Sul mare, dove arriva un’onda con energia dentro e lontano da chi fa il bagno. Per un primo contatto con il foil, con un motore sotto e un istruttore accanto, ci sono le scuole di efoil dell’elenco del noleggio.