Quanto vento serve per un kitefoil
Un kite che su una twin tip ti tiene appena in movimento, sul foil ha spinta da vendere. Con l’ala sotto la tavola gran parte della resistenza dell’acqua sparisce, e la giornata da poco vento, quella in cui gli altri restano sulla spiaggia a guardare, diventa una giornata in acqua. È il motivo per cui il foil si è preso i laghi prealpini e le baie riparate, dove la brezza termica arriva a orari. Sul lago di Garda l’Ora e il Pelér hanno un orario, e la scheda del lago lo riporta con la fonte.
Quanto vento, in nodi, nessun costruttore lo scrive. Le cifre che circolano fra chi insegna, 15 nodi per imparare e 8 per chi il foil lo governa già, sono stime e le riportiamo come tali. L’unico numero pubblicato da un costruttore che abbiamo trovato è di Sabfoil, che per il set Medusa PRO 769 dichiara una velocità di decollo da 13 a 15 nodi (da 24 a 28 km/h, scheda letta il 12 settembre 2026). È la velocità della tavola e non del vento; ci arrivi con meno aria di quanta ne serva per far planare una twin tip.
Per lo stesso motivo la classe olimpica corre su foil. World Sailing presenta la classe nella scheda del 18 luglio 2024, letta il 12 settembre 2026: è la Formula Kite che ha portato il kite ai Giochi di Parigi 2024. Le regate durano circa 12 minuti e in poppa gli atleti toccano i 30 nodi, circa 55 km/h. Che un foil ben regolato vada più veloce del vento che lo spinge è una frase che gira; World Sailing non la scrive, e questa pagina neanche.
Cosa cambia sotto la tavola
Sopra l’acqua non cambia niente. Stessa barra, stesse linee, stesso bordo contro la trazione, stessa bolina e stessa poppa. Cambia quello che sta sotto: dove una tavola da kite porta le pinne, un kitefoil porta un foil, cioè un’ala montata in fondo a un albero. L’ala fa sott’acqua il lavoro che l’ala di un aereo fa nell’aria: passata una certa velocità produce abbastanza portanza da sollevare la tavola intera, e nell’acqua resta solo l’albero.
Quanto in alto voli lo decide l’albero, non la tavola. Il volo non può superare la lunghezza dell’albero meno la parte che deve restare immersa, e nei due cataloghi che abbiamo letto nessun albero da kite arriva al metro. Il catalogo F-One parte da 30 cm e si ferma a 95; i due alberi da kite di Sabfoil con l’altezza in scheda misurano 83 e 94 cm. Il «circa un metro sopra l’acqua» di molte pagine con questi alberi non esiste: con un albero da 65 o da 75 cm il metro è impossibile, e chi impara vola più basso ancora.
La differenza la senti nelle ginocchia prima che nel cronometro. Una twin tip plana sulla superficie e prende ogni increspatura; il foil taglia una linea stretta e lascia l’onda corta sotto di sé, mentre la tavola viaggia in aria pulita. Il cronometro arriva dopo, quando la resistenza in meno si trasforma in velocità, con lo stesso kite.
Il kitefoil accanto agli altri foil
Sotto la tavola i foil si somigliano tutti. Quello che li separa è da dove arriva la spinta: un kite, un’ala in mano, un’onda o un motore; ognuno cambia il resto della giornata.
Un efoil si porta dietro motore e batteria, e con quelli fa a meno del vento e delle onde. Si impara in fretta anche senza altri sport d’acqua alle spalle, e si paga in chili, in euro e in minuti di autonomia. Il kitefoil non ha niente da ricaricare, pesa molto meno e vola solo finché c’è vento. Per la giornata senza vento restano le scuole che noleggiano efoil: la pagina sul noleggio efoil le elenca una per una, dal lago al mare.
Il confronto che un kiter fa per primo è con il wing foil. Un kiter lo impara in fretta, perché il foil è lo stesso e il vento lo legge già. Rinuncia alla potenza: un wing tenuto in mano tira meno di un kite in cima alle linee, e in velocità e in bolina il kitefoil resta davanti a tutti i foil a vento. Guadagna a terra. Niente linee da districare, pochi minuti per gonfiare e si parte anche da una spiaggia affollata senza chiedere a nessuno di lanciarti il kite.
Con il surf foil l’unico motore è l’onda. Serve mare con swell; un volo dura qualche secondo e si allunga solo se agganci un’onda alla successiva. Da portare c’è pochissimo, ma le giornate buone sono le più rare fra tutti i foil.
Restano tre foil, e a ciascuno basta una riga. Il windfoil mette un rig con la vela sopra il foil, il SUP foil usa la pagaia per entrare in portanza. Il foil assist aggiunge un motore piccolo a una tavola da foil normale, solo per aiutarti a decollare.
Imparare a volare con il kite
Prima del foil viene il kite. Partenza dall’acqua sicura, bolina, autosoccorso e body drag fino alla tavola devono essere automatici. Il foil aggiunge un secondo equilibrio a quello che hai già e, finché il kite chiede attenzione, non resta testa per i piedi. Un tempo medio per imparare non sta in nessuna delle schede che abbiamo letto. C’è chi si alza già nella prima ora e chi ha bisogno di una decina di ore in acqua prima del primo volo pulito; la forbice è una stima nostra. Casco e giubbotto antiurto finché impari, perché cadrai molte volte.
Piede posteriore fuori dallo strap, nei primi giorni: l’equilibrio arriva prima e, quando cadi, la tavola ti lascia subito. Per il vento vale il contrario di quello che pensi: un po’ abbondante è meglio di scarso, perché un kite in pressione sta fermo nel cielo e non chiede attenzione. La sequenza cambia poco da un rider all’altro; i tempi sono indicativi:
- Partenze dall’acqua, a decine, con il kite parcheggiato in alto nella finestra. La trazione va data piano: una tavola da foil sale con meno tiro della twin tip, e uno strattone la porta in volo quando tu non sei ancora in piedi.
- Navigare in superficie, con il foil tutto immerso, viene prima di qualsiasi volo. Peso sul piede davanti, poca velocità, kite fermo. C’è chi dedica a questa fase la prima giornata intera.
- I primi stacchi durano poco e li decidi tu. Alleggerisci il piede davanti e la tavola sale, ricarica e riappoggia. Due secondi bastano, il primo giorno.
- Riappoggia apposta, prima che sia la caduta a farlo per te. Peso avanti, tavola di nuovo sull’acqua e si continua a navigare: da qui in poi la tavola la comandi tu.
- Kite basso, più di quanto ti venga naturale. Portato allo zenit ti stacca dalla tavola invece di spingerti avanti, ed è quello che fa chi inizia.
- Allunga i voli. Con dieci o quindici secondi di quota tenuta la bolina viene da sola, e da quel momento il foil smette di essere un esercizio.
- La caduta si impara come il resto. Ci si butta di lato o all’indietro, di piatto, il più lontano possibile dalla tavola e mai di testa dalla parte del foil; con la tavola che ti arriva addosso, braccia strette al corpo e un altro istante sott’acqua.
I primi giorni portano gli stessi errori a tutti: peso sul piede dietro, barra tirata a fondo e occhi piantati sulla tavola. Parti dallo sguardo. Con gli occhi sull’orizzonte il peso si sposta avanti da solo e la barra si allenta senza pensarci.
Il posto dove imparare deve avere acqua piatta e profonda, spazio sottovento e nessun bagnante o barca all’ormeggio nella zona dove finirai. L’albero è abbastanza lungo da toccare il fondo dove l’acqua è bassa, e un’ala che pianta la sabbia in velocità ferma la tavola di colpo mentre tu continui. Quanta acqua ti serve lo dice la lunghezza dell’albero che hai montato.
Sicurezza e regole in Italia
A far male, in kitefoil, è quello che hai montato sotto la tavola. Un albero e due ali sottili, spesso con il bordo di fuga affilato, stanno esattamente dove cadi; una caduta dalla twin tip, al confronto, costa poco. Casco e giubbotto antiurto restano addosso anche a chi vola da anni. Fra il corpo e le ali qualcuno mette una maglia a maniche lunghe o una muta sottile, e su un bordo in carbonio quella stoffa conta.
Il body drag fino alla tavola va imparato bene con la twin tip, prima di montare il foil, perché con il foil il leash non lo monta quasi nessuno. Un elastico corto, qui, ti riporta addosso la tavola con albero e ali attaccati. Sulla twin tip il leash è una comodità e lo usano in molti.
Per chi va in kite in Italia una regola scritta esiste, ed è nazionale. L’allegato V al regolamento di attuazione del Codice della nautica (decreto ministeriale 146/2008), sostituito dal decreto ministeriale 133/2024, dice alla sezione C, punto 2:
«Indipendentemente dalla distanza dalla costa in cui la navigazione si svolge, i conduttori di tavole e derive a vela, kitesurf, moto d’acqua e unità similari, nonché le persone trasportate, indossano permanentemente un dispositivo individuale di galleggiamento con classe prestazionale minima categoria 50, marcato CE in accordo alle norme ISO come emendate.»
Fonte: allegato V al decreto ministeriale 146/2008, sostituito dal decreto ministeriale 133/2024, sezione C n. 2, Gazzetta Ufficiale, supplemento ordinario n. 35/L del 21 settembre 2024, in vigore dal 21 ottobre 2024; letto l’11 settembre 2026 sul sito della Guardia Costiera.
Di foil il testo non parla: nomina il kitesurf, e una tavola da kite che monta un’ala sotto resta una tavola da kite. Che il foil cambi qualcosa, l’allegato non lo dice. Attenzione al giubbotto: quello antiurto da kite non è per forza un dispositivo di aiuto al galleggiamento di categoria 50. La categoria sta sull’etichetta, e vale quella.
Il resto lo decide il posto. Distanze e corridoi di lancio li scrive l’ordinanza del posto, sul mare la Capitaneria di Porto e sulla sponda veneta del Garda la Regione del Veneto: gli atti letti li trovi nella normativa per l’efoil. Vale come orientamento, non come parere legale: fa fede il testo in vigore il giorno in cui entri in acqua.
Pro e contro rispetto alla twin tip
Vola con poco vento
La giornata che la twin tip salta, il foil la usa
Più velocità
Meno acqua da spingere, con lo stesso kite
Virate più precise
L’ala sotto risponde a ogni spostamento di peso
Meno fatica
Niente martellamento dell’onda corta sulle gambe
Alla lista manca la schiena. Sull’onda corta una twin tip batte a ogni cresta e il colpo sale dalle ginocchia; in volo la tavola sta sopra l’acqua mossa e sotto passa solo l’albero. Un foil stringe il vento molto più di una twin tip. Su un lago stretto o in una baia il bordo lungo e il rientro in downwind, che con la twin tip ti lasciano sottovento, con il foil ti riportano a riva.
Prezzo più alto
Albero, fusoliera e due ali si pagano oltre la tavola
Bordi taglienti
Ali e albero sono la prima cosa su cui cadi
Più manutenzione
Viti da controllare a ogni montaggio, acqua dolce dopo il mare
Trasporto ingombrante
Quattro pezzi e una tavola, più le custodie
Niente di tutto questo tiene un kiter lontano dal foil; cambiano le abitudini. Le viti si controllano a casa prima di partire, e nella borsa c’è un pezzo in più da contare. In caduta la tavola arriva dove vuole lei, e dopo qualche uscita ti abitui a saltare lontano.
Le quattro parti del foil e la piastra
Un foil è fatto delle stesse quattro parti sotto qualsiasi tavola, da kite, da wing o con il motore, più la piastra che lo fissa. Le misure di questa sezione vengono dalle pagine di F-One e Sabfoil, lette il 12 settembre 2026; la fisica della portanza, uguale per tutti gli sport, è spiegata nella pagina sull’hydrofoil.
- Albero. Il montante verticale fra tavola e ali. F-One vende il suo albero in alluminio in sette misure (30, 45, 55, 65, 75, 85 e 95 cm) e lo dichiara buono per kite, surf foil, wing foil, SUP foil e windfoil. Sabfoil elenca fra gli alberi da kite il Piuma M96P da 94 cm e il Kraken 83 da 83 cm. I set Medusa PRO escono con albero da 83 o da 93 cm. Un albero corto tiene le cadute vicine all’acqua e passa sui fondali bassi, ed è lì che si comincia; uno lungo dà più margine sull’onda corta prima che l’ala esca dall’acqua. L’albero da 110 cm del catalogo Sabfoil sta su un set da wing.
- Fusoliera. Collega ala anteriore e stabilizzatore e ne fissa la distanza. Più è lunga, più il foil diventa calmo e il beccheggio si controlla senza fatica; una fusoliera corta fa girare il set più stretto e lo rende nervoso.
- Ala anteriore. Da lei arriva quasi tutta la portanza, e nessun altro pezzo cambia tanto il carattere del set. Grande e a basso allungamento, stacca presto a poca velocità e tollera un peso messo male. Stretta e ad alto allungamento, come le ali da gara, scivola meglio e va più forte, ma ogni spostamento sbagliato lo senti subito.
- Stabilizzatore. L’ala posteriore, piccola, che tiene tutto in assetto come il piano di coda di un aereo. Cambia misura o angolo e cambia quanto il foil ha voglia di salire.
- Piastra. L’attacco alla tavola, un binario che scorre avanti e indietro oppure una piastra fissa. Spostare il foil lungo il binario sposta l’equilibrio di tutta la tavola; una regola in centimetri non c’è, e la posizione giusta la trovi con qualche uscita di prove.
Al primo foil la rigidità interessa poco, e conta molto di più un’ala anteriore che perdona. Albero e fusoliera in alluminio vanno bene per cominciare: costano meno e sopportano i colpi, anche se pesano di più e flettono un po’. Il carbonio intero è più leggero e più rigido, e si paga.
Tavola, kite e cura del foil
Una tavola da foil è un altro oggetto rispetto alla twin tip: direzionale, senza pinne, costruita attorno a un attacco rinforzato che regge il carico dell’albero. Sulla lunghezza i cataloghi sono avari. La guida F-One alla scelta della tavola elenca la gamma da kite, POCKET, POCKET CARBON, POCKET CARBON CUSTOM e PRO RACE CARBON, senza una misura. Sabfoil per la sua Kite 14L Foilboard scrive 108 cm di lunghezza, 45 cm di larghezza e 14 litri di volume (schede lette il 12 settembre 2026). World Sailing descrive la tavola della Formula Kite come lunga circa un metro. Le tavole da kite si vendono a litri più che a centimetri, e nel vento leggero il volume conta più della lunghezza. Una tavola che galleggia ti lascia sistemare i piedi prima che il kite debba lavorare.
Gli strap li usano quasi tutti all’inizio, e molti li tolgono dopo. Tengono i piedi al posto giusto quando la tavola riappoggia e rendono possibile il salto. Senza strap si esce dalla tavola più puliti, e chi impara tiene il piede posteriore fuori anche per questo.
In freeride quasi tutti restano sui gonfiabili: un kiter li ha già in borsa, ripartono dall’acqua senza fatica e non si deformano nelle raffiche. I kite a cassoni comandano in regata e nel vento leggero, perché danno più potenza a metro quadro e tengono l’aria quando le linee si allentano; in acqua chiedono più cura, e per ripartire serve mestiere. Qualunque dei due scegli, sotto il foil lavora meno. Basta pochissima trazione per restare in volo. A parità di vento esci con una misura più piccola, oppure con la tua misura in una giornata molto più debole.
Chi compra il primo foil pensando già a un’ala più piccola e più veloce per dopo deve guardare l’attacco fra albero e fusoliera. Dentro la stessa marca albero, fusoliera, ali e tavola di norma si scambiano: cambi l’ala anteriore e il set cambia carattere, con la tavola di sempre. Fra marche diverse non è detto, e la compatibilità si controlla sul sito del costruttore prima di pagare.
Una vite che ha già ceduto cederà ancora. Il carico passa dall’ala all’albero e dall’albero alla tavola attraverso pochi filetti, e la vibrazione col tempo li allenta: le viti si ricontrollano spesso e si serrano bene a casa, non con un giro di chiave sulla spiaggia. Dopo il mare tutto va sotto l’acqua dolce, viti comprese. Sono poche regole, e con il foil nessuna è facoltativa.
Sul carbonio il pericolo è la scheggiatura: dopo un urto forte guarda bordo d’attacco e bordo di fuga, perché da una tacca l’acqua entra nel laminato. Sull’alluminio il nemico sono le viti in acciaio inox. I due metalli a contatto si corrodono e prima o poi bloccano un pezzo nell’altro. Lo eviti quasi sempre con un velo di pasta antigrippaggio sui filetti a ogni montaggio, e smontando il foil ogni tanto invece di lasciarlo avvitato tutta la stagione.
Metti in conto qualche minuto in più prima e dopo ogni giro: montare e smontare fa parte del foil. Smontato diventa albero, fusoliera e ali: è così che entra in macchina. Le custodie imbottite per le ali si ripagano la prima volta che una tavola ci scivola sopra nel bagagliaio.
Domande frequenti
Cos’è un kitefoil?
Una tavola da kite con un foil dove stavano le pinne. Il kite tira come sempre; l’ala sott’acqua, passata una certa velocità, solleva la tavola e in acqua resta solo l’albero. L’altezza del volo dipende dall’albero che monti: nei listini F-One e Sabfoil che abbiamo letto il più lungo da kite è di 95 cm.
Quanto vento serve per il kitefoil?
Meno che per una twin tip, ed è tutto il senso del foil. Fra chi insegna girano 15 nodi mentre impari e 8 quando voli già. Il solo numero di costruttore, da 13 a 15 nodi di decollo che Sabfoil scrive per il suo set Medusa PRO 769, riguarda la velocità della tavola.
Bisogna saper fare kitesurf prima di passare al foil?
Sì, e bene. Il foil ti chiede un equilibrio che la twin tip non chiede, e lo trovi solo se il kite lo fai volare senza guardarlo. Partenza dall’acqua, bolina, autosoccorso e il body drag di ritorno alla tavola vanno fatti a occhi chiusi prima di montare l’ala.
Quanto ci vuole per imparare il kitefoil?
Dipende. Qualcuno stacca già nella prima ora, altri ci mettono una decina di ore d’acqua.
Il kitefoil è pericoloso?
Il pericolo vero è l’attrezzatura: il bordo di fuga di un’ala in carbonio taglia, e in caduta il foil è sotto di te. Per questo il casco e il giubbotto antiurto non si tolgono dopo la prima settimana, e la caduta si prepara: di lato, di piatto, lontano dalla tavola. Il leash lo lasciano a casa quasi tutti, perché con un elastico corto la tavola, albero e ali compresi, ti torna addosso; al suo posto serve un body drag sicuro fino alla tavola, imparato con la twin tip.
Dove si può usare un kitefoil in Italia?
Dove l’acqua è profonda e piatta, con spazio sottovento e senza bagnanti nella zona dove cadi. Le distanze dalla riva sono un tema a parte, trattato più in basso nel capitolo sulle regole.
Serve un kite diverso per il foil?
No. Stessa barra e stesse linee; al massimo scendi di misura, perché il foil chiede meno tiro.
