Rider di windfoil in volo sull’acqua con un foil sotto la tavola da windsurf

Windfoil, il foil sotto la tavola da windsurf

Come si decolla con un’ala sotto la tavola da windsurf e con quanto vento, dai 6 nodi della iQFOiL 95 in su

Il windfoil vola con il vento che a un windsurf non basta

Il windfoil è windsurf con un foil al posto della pinna. Il rig è quello di sempre, con albero, boma e vela del windsurf; sotto lo scafo un’ala lavora nell’acqua come l’ala di un aereo nell’aria e, passata una certa velocità, solleva tavola e rider fuori dall’acqua. Da lì in poi lo scafo non spinge più la sua onda di prua e con lo stesso vento va molto più forte.

6 nodi. Secondo la scheda che Starboard pubblicava il 12 settembre 2026, la iQFOiL 95, la sua tavola olimpica, è pensata per decollare già con questo vento. Con 6 nodi l’acqua è appena increspata e una tavola con la pinna non plana. Quella però è attrezzatura da regata, con un’ala grande e un rider che sa pompare; per un assetto freeride da lago la soglia sale, e la mettiamo fra 8 e 10 nodi. Nessuna scheda che abbiamo letto pubblica un vento minimo per il freeride.

Per questo il windfoil interessa chi naviga dove il vento arriva tardi o non arriva forte. Sono le brezze termiche dei laghi prealpini (l’Ora sul Garda, la Breva sul Lario) e le giornate di vento leggero sul Tirreno e sull’Adriatico. Con il windsurf classico sono giornate da riva. Con un’ala sotto la tavola diventano uscite. Dove uscire su quei laghi, con le scuole e gli atti letti per ciascuno, lo trovi nelle pagine sull’efoil al lago di Garda, al lago di Como e al lago Maggiore.

La vela si riduce. Il foil regge la tavola, e la superficie che armi in una giornata scende in genere di una o due misure rispetto all’assetto con pinna. Una vela più piccola stanca meno le braccia, e a parità di vento la tavola sollevata ha bisogno di meno spinta per andare.

Dati chiave

Decollo dichiarato, Starboard iQFOiL 95
da 6 nodi Starboard
Vento per il freeride da lago (stima nostra)
fra 8 e 10 nodi
Vento per imparare (stima nostra)
fra i 12 e i 15 nodi
Vela per imparare (stima nostra)
da 5 a 6 m²
Vele di regata iQFOiL dal 2025
7,3 m² donne, 8 m² uomini Classe iQFOiL
Vele Duotone F_PACE 2024
da 3,4 a 5,8 m² (Style), da 6,4 a 7,4 m² (Ride)

Sopra la tavola non cambia niente

Il rig è quello di sempre: albero, boma, vela e piede d’albero sono quelli del windsurf; nelle strap i piedi stanno quasi come prima. Quello che cambia sta sotto lo scafo. Al posto della pinna c’è un foil, cioè un’ala che lavora nell’acqua come l’ala di un aereo lavora nell’aria. Con la tavola ferma non fa niente. Sopra una certa velocità genera portanza, e quando la portanza supera il peso di rider, tavola e rig, lo scafo esce dall’acqua e resta in aria. Anche il foil ha un albero, e per non confonderli in questa pagina l’albero del rig si chiama albero e quello del foil si chiama albero del foil.

Albero del foil

La lama verticale che scende dalla scassa e porta tutto il resto

Fusoliera

La barra orizzontale in fondo all’albero del foil, dove si avvitano le due ali

Ala anteriore

Sta davanti sulla fusoliera e produce quasi tutta la portanza

Stabilizzatore

L’ala piccola dietro: tiene la prua ferma, come la coda di un aereo

Senza stabilizzatore la prua salirebbe o affonderebbe alla prima variazione di pressione sui piedi. Il grosso del lavoro lo fa l’ala anteriore. Sono quattro pezzi che viaggiano smontati in una sacca e si avvitano alla tavola prima di entrare in acqua. I bulloni si controllano dopo ogni uscita: un foil con gioco nella scassa lavora male e la consuma.

L’acqua è 830 volte più densa dell’aria

A 20 °C un metro cubo d’acqua pesa 998,2 kg, nella tabella di Jones e Harris che il NIST ha pubblicato nel 1992. Un metro cubo d’aria, con la formula CIPM-2007 di Picard, Davis, Gläser e Fujii, sta intorno a 1,2 kg. Il rapporto è di circa 830 a uno. È il motivo per cui l’ala di un foil può essere così piccola rispetto a quella di un aereo e sollevare comunque un adulto con tavola e rig. In giro si legge «800 volte»: è un arrotondamento per difetto del rapporto a 20 °C.

Il freno più grosso di una tavola da windsurf è l’onda di prua che si spinge davanti, e il foil la toglie di mezzo. Non da subito. Prima c’è la planata normale, con l’acqua che corre sul dorso curvo dell’ala anteriore e una portanza ancora inferiore a quanto pesano insieme rider, tavola e rig. Quando la supera, lo scafo si alza e sotto la superficie restano soltanto l’albero del foil e le due ali. Senza più quell’onda da spingere, con lo stesso vento la velocità cresce di molto.

Il rientro di bolina, con la pinna, è il tratto che stanca di più. In volo stringi di più il vento senza perdere velocità, e quel tratto smette di pesare. E il mosso non conta più: una tavola con la pinna sbatte su ogni increspatura, quella sollevata ci passa sopra senza toccarla, quasi in silenzio. E senza uno scafo bagnato da far girare, la tavola curva con più precisione e ne guadagnano anche salti e manovre.

La tabella di Jones e Harris e la formula CIPM-2007, tutte e due sul sito del NIST, lette il 12 settembre 2026.

L’attrezzatura da windfoil

La scassa è il punto che decide se una tavola regge il foil. Una pinna fa leva poco; un foil molto, e una tavola vecchia, disegnata per la pinna, può cedere proprio lì. Una tavola nata per il windfoil ha la scassa rinforzata ed è corta e larga, con il fondo piatto e i bordi di coda scavati: la coda si inclina senza toccare l’acqua. Non serve comprarla subito. Molti cominciano su una freeride grande con una scassa deep Tuttle robusta, e il volume in più torna utile con poco vento, perché la vela si issa dall’acqua e si riparte anche quando la brezza cala.

Fra tutte le scelte, la superficie dell’ala anteriore è quella che conta di più. L’ala grande si stacca con meno velocità e vola più lenta: per imparare, e per le giornate di vento leggero, è quella. L’ala piccola per staccarsi chiede più velocità, ma poi va molto più forte; una regolazione approssimativa la paghi subito. Molti tengono un’ala di ciascun tipo e scelgono guardando la previsione. Resta l’albero del foil, in alluminio o in carbonio. Quello in alluminio costa meno e sopporta gli urti; in cambio pesa di più e flette, e ad alta velocità la flessione si traduce in una risposta molle e in ritardo sui piedi. Quello in carbonio, più rigido e più leggero, trasforma quasi subito la pressione dei piedi in un cambio di quota.

Le vele che hai vanno bene per cominciare. Quelle disegnate per il foil hanno il grasso stabile e spostato in avanti, così la trazione resta regolare mentre la tavola accelera. Pesano poco, perché il rig non deve remare contro mentre cerchi l’equilibrio. Duotone, sulla scheda della F_PACE 2024, scrive che una vela da pinna non soddisfa i requisiti del foil. La sua ha 4 o 5 stecche, un boma molto corto e una curva d’inferitura ridotta. Le misure della versione Style vanno da 3,4 a 5,8 m²; la Ride copre da 6,4 a 7,4 m². La scheda l’abbiamo letta il 12 settembre 2026. La riduzione di una o due misure rispetto alla pinna è un’abitudine dei rider e non un dato del costruttore.

L’albero del foil si sceglie in base all’acqua di casa. Uno corto è più docile per imparare e permette di partire dove il fondale è basso; uno lungo tiene la tavola più alta sopra l’onda corta, ma serve a chi sa già restare in quota. Prima di pagare resta da verificare che tavola, foil e scassa siano compatibili: lo standard più diffuso nel windfoil è il deep Tuttle, ma esistono anche attacchi a piastra e a binario. Le strap stanno più verso il centro e un po’ più indietro che su una tavola da slalom, perché il foil si guida con il peso in asse sull’albero del foil e non caricando il bordo della tavola. Tutto questo, in macchina, pesa e occupa spazio: fra i foil a vela, a wing e a kite, il windfoil è l’attrezzatura più ingombrante da portare e da armare.

La classe olimpica iQFOiL

Il windfoil è nato come esperimento fra chi voleva uscire con poco vento ed è arrivato fino alle Olimpiadi. La classe iQFOiL usa tavole Starboard a foil ed è la classe di windsurf scelta per Parigi 2024 e per Los Angeles 2028. La regata olimpica si è corsa a Marsiglia dal 28 luglio al 3 agosto 2024. In acqua c’erano 48 atleti, 24 donne e 24 uomini, come riporta il sito della classe, letto il 12 settembre 2026.

Sulle vele le due fonti non dicono la stessa cosa. Il sito della classe scrive che le donne regatano con una vela da 7,3 m² e gli uomini con una da 8 m², misure cambiate nel 2025. La scheda della iQFOiL 95 sul sito Starboard, letta lo stesso giorno, elenca ancora la Severne HyperGlide Olympic da 9,0 m² per gli uomini e da 8,0 m² per le donne. A giudicare dalle date la scheda del costruttore è rimasta indietro di una stagione: le misure le fissa la classe.

Per chi legge da riva la notizia è un’altra. L’attrezzatura olimpica è quella che decolla da 6 nodi; il freeride che compri in negozio ha un’ala più grande, una tavola più larga e una soglia di vento più alta. La cifra della scheda misura il foil nelle mani migliori, non il tuo sabato sul lago. Un windfoil non l’abbiamo mai messo in acqua. I numeri li abbiamo presi da Starboard, da Duotone, dal sito della classe e da due riferimenti del NIST; accanto a ciascuno sta chi l’ha scritto e il giorno della lettura.

L’altezza di volo si tiene con i piedi

La caduta tipica del primo giorno arriva quando il foil sale troppo: l’ala anteriore buca la superficie, la portanza sparisce di colpo e tavola e rider finiscono di lato. Per evitarla lavori con i piedi, di continuo, perché nessuna regolazione tiene la quota al posto tuo. Più peso sul piede davanti e la prua torna verso l’acqua; più peso dietro e il foil sale. Le prime uscite servono soprattutto a capire quanto è stretta la fascia in cui il foil vola, e a restarci dentro.

Anche il carico sul rig va reimparato. Il busto resta più dritto, il rig pende appena sopravvento e a sollevare la tavola ci pensa l’ala, senza che tu la forzi. L’abitudine da perdere è quella della planata con la pinna, dove premere sul piede d’albero tiene la tavola piatta: sul foil la stessa pressione schiaccia la prua sull’acqua e il decollo non parte.

Stacchi, tieni per 2 o 3 secondi, riappoggi, ricominci. I primi voli si tengono corti apposta, e una dozzina di decolli controllati insegna più di un volo lungo e traballante che finisce con l’ala fuori dall’acqua. Il decollo lo chiedi con il peso indietro, quanto basta perché l’ala anteriore cominci a sollevare la prua; il baricentro riportato avanti fa riappoggiare la tavola. Gli atterraggi non voluti, il primo giorno, saranno tanti. Conviene impararli come una manovra a sé: con la vela ancora cazzata mentre lo scafo tocca, la tavola riparte in volo da sola invece di fermarsi.

Strambate e virate in volo non sono manovre violente: in curva il foil rallenta. Quello che le rende difficili è tenere l’ala carica per tutto l’arco, mentre piedi e rig passano dall’altra parte. Per arrivarci serve molto più tempo che per il primo volo, e si procede a tappe: prima la curva lasciando toccare lo scafo, poi l’entrata in volo, alla fine tutta la curva senza riappoggiare.

Le prime uscite con il windfoil

Il windsurf deve venire prima. Manovrare la vela, partire dall’acqua o issarla, leggere il vento: tutto questo deve essere automatico prima di aggiungere un foil, perché in volo la testa serve tutta per i piedi. Chi fa windsurf da anni porta con sé quasi tutto, e il primo volo di solito arriva nel giro di poche ore; il tempo preciso dipende da quante ore di tavola hai alle spalle.

Per imparare cerca fra i 12 e i 15 nodi, un vento che dà margine senza rendere la tavola nervosa. La vela: da 5 a 6 m², dove nella lista Duotone cadono la 5,2 e la 5,8. Le due forchette le indichiamo noi, perché sulle condizioni per imparare le schede di Starboard e Duotone tacciono. L’albero del foil corto, per cominciare: voli più basso e la tavola resta più facile da tenere.

Casco, muta e un dispositivo di aiuto al galleggiamento, a ogni uscita. Il windfoil non è fra gli sport d’acqua più rischiosi, ma le ali hanno bordi che tagliano e stanno proprio sotto di te. Quando cadi tieni le mani sul boma e non allungarle mai verso il foil; meglio saltare di lato o all’indietro, lontano dalla tavola. Sotto il foil serve fondale: si parte con l’acqua almeno alla vita e si sta lontani da secche, alghe e boe. Da bagnanti e altri rider tieniti ben largo, perché un’ala sotto la superficie da lontano non si vede.

Dove puoi uscire lo scrive un’ordinanza, e ogni ordinanza vale per la sua acqua. Sul mare la firma la Capitaneria di Porto o l’Ufficio circondariale marittimo del tuo tratto di costa; ogni testo letto, con articolo e data, sta nella pagina sulla normativa per l’efoil. Sulla sponda veneta del Garda vale l’ordinanza 13522 del 12 maggio 2026 della Regione del Veneto, letta l’11 settembre 2026. L’articolo 9, comma 1, lettera g, vieta alle tavole a vela di navigare «durante la stagione balneare estiva entro 300 (trecento) metri dalla costa».

Chi non è mai stato su un foil può sentire cosa fa l’ala prima di aggiungerci la vela. Le scuole della pagina sul noleggio efoil mettono in acqua tavole con il motore, stessa ala sotto e niente rig da tenere. Per un windsurfista è un pomeriggio che toglie parecchie incognite dal primo decollo a vela.

Il windfoil fra wing foil, kitefoil ed efoil

Sotto la tavola il foil è più o meno lo stesso in tutte le discipline; a distinguerle è soprattutto quello che dà la spinta. Nel windfoil è un rig rigido stretto a due mani sul boma, che ripaga il peso e il volume di cui hai già letto con un controllo diretto e un’ottima risalita al vento.

Con il kitefoil la finestra di vento è molto ampia, perché a tirare è un kite alto sopra la testa; in cambio servono le linee, lo spazio per lanciarlo e la routine di sicurezza che quelle linee impongono. Il wing foil toglie il rig e ti mette in mano un’ala gonfiabile. Chiusa in sacca occupa poco, si prepara in pochi minuti e la tavola non ha bisogno della scassa per il piede d’albero. Di solito, però, per partire chiede più vento del windfoil.

Poi ci sono i foil che del vento fanno a meno. Il più lontano dal windfoil è l’efoil: spinge un motore elettrico, la velocità la regoli con un telecomando e si vola anche in una mattina d’olio senza un filo di vento. Più vicino all’efoil sta il foil assist, un motore piccolo che aiuta il decollo e la risalita in quota senza fare tutto il lavoro al posto tuo. Nel SUP foil la spinta viene dalla pagaia e dalle gambe, nel surf foil dall’onda: qui le condizioni del giorno e il fiato contano molto più che nel windfoil.

Se parti da zero, conviene capire prima come funziona un hydrofoil e solo dopo scegliere la spinta adatta all’acqua dove esci. Per il windfoil, invece, il windsurf devi saperlo già fare. Se lo sai fare ed esci dove il vento scarseggia, una strada più breve per volare non la trovi. Tutto quello che sai te lo porti dietro, il rig è quello che hai in garage e le giornate da 8 nodi smettono di essere giornate perse.

Domande frequenti

Cos’è il windfoil?

Windsurf con un foil al posto della pinna: oltre una certa velocità l’ala solleva tavola e rider fuori dall’acqua.

Come funziona un windfoil?

Come un’ala di aereo, ma nell’acqua, che a 20 °C pesa circa 830 volte più dell’aria. Quando la portanza dell’ala anteriore supera quello che pesano rider, tavola e rig messi insieme, lo scafo si stacca, la resistenza cala di colpo e con lo stesso vento vai molto più forte.

Quanto vento serve per il windfoil?

Dipende dall’ala. Starboard dichiara il decollo da 6 nodi per la iQFOiL 95, che è una tavola da regata in mano a chi sa pompare; con un foil freeride da lago conta su 8 o 10 nodi, e per imparare con margine su 12 o 15.

Bisogna saper fare windsurf prima di provare il windfoil?

Sì. Se devi ancora pensare al vento, alla partenza dall’acqua o alla vela, il foil può aspettare.

Quanto ci vuole per imparare il windfoil?

Poche ore, per chi fa già windsurf: il volo in linea retta arriva presto, strambate e virate senza riappoggiare molto dopo.

Che vela si usa per il windfoil?

Una vela più piccola di quella che armeresti con la pinna nello stesso vento, di solito una o due misure in meno, perché una parte del lavoro la fa l’ala sotto la tavola. Per cominciare la scelta comune è una 5 o una 6 m². Nelle vele da foil il grasso è stabile e avanzato, le stecche sono poche e il boma è corto: Duotone elenca le sue F_PACE da 3,4 a 7,4 m².

Il windfoil è pericoloso?

Il rischio è basso, ma sotto la tavola ci sono due ali con il bordo affilato. Casco, muta, aiuto al galleggiamento, mani sul boma quando cadi e fondale sotto il foil.

Si può montare un foil su una tavola da windsurf normale?

Solo se la scassa regge la leva del foil, che è molto maggiore di quella di una pinna: serve un deep Tuttle rinforzato o una tavola nata per il windfoil. Su una tavola vecchia il punto che cede è quello.